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Come coltivare il melone: Clima, terreno, concimazione, semina e trapianto

Melone:semina e coltivazioneMelone Cucuinis melo, L. Fatniglia Cucurbitaccae specie annuale.

CLIMA: temperato-caldo, non molto ventoso.

TERRENO: di medio impasto, permeabile, profondo, irriguo, ricco di sostanza organica, ben drenato per consentire un rapido smaltimento delle acque, esposto a mezzogiorno.

CONCIMAZIONE: letame interrato con un'aratura profonda 40-50 cm, a dosi orientative di fertilizzanti: letame 400-600 q. per ettaro;

AVVICENDAMENTO: pianta da rinnovo. Si consiglia di non ripetere la coltura sulo stesso appezzamento per annate successive senza avere sterilizzato il substrato prima della sentina o dei trapianto, soprattutto nel caso delle colture protette.


CONSOCIAZIONE: è possibile soltanto per limitate superfìci e con specie a rapido ciclo vegetativo che lasciano libero il terreno prima che il melone raggiunga il massimo sviluppo.

RIPRODUZIONE: per seme.

SEME: nel frutto maturo è immerso in una massa deliquescente costituita dai cordoni ombelicali, il colore è bianco o giallastro, la fonna appiattita ed oblunga. Gr. 100 contengono 3.000-3.500 semi, 1 Lt. di seme pesa 400-500 gr. Durata della facoltà genninativa 5 anni. Tempo di germogliazione e fuoriuscita della plantula dal terreno 5-8 giorni in relazione alla temperatura ambiente. Quantità di seme per ettaro, nel caso di semina diretta in campo a postarella con 4-5 semi ognuna, kg 4-6. Quantità di seme per 1 mq di semenzaio gr 0,5-1,5.

SEMINA: da novembre a febbraio in serra o letto caldo, per colture forzate; da febbraio ad aprile in serra o letto caldo per colture anticipate o da pieno campo; da aprile a giugno direttamente in pieno campo; a postarella con 5-6 semi ognuna; da luglio ad agosto in semenzaio per colture posticipate. Profondità di semina cm 2-3.

TRAPIANTO: avviene 30-40 giorni dopo la sernina a mano o a macchina con piante che hanno sviluppato la quarta foglia. E' preferibile trapiantare con abbondante pane di terra intorno alle radici, con piante allevate in vasetti di varia costituzione e diarnetro di 10-12 cm. Nel caso di semine in cubetti o vasetti di torba o altro materiale facilmente degradabile, le piante vengono poste a dimora con il contenitore agevolando così la ripresa vegetativa.

INVESTIMENTO: le distanze fra le file, nelle colture di pieno campo, si mantengono sui cm 120-150 e sulla ffia le piante distano cm 120-150 rica- vando così una densità di 0,4-0,7 piante per m2.

IRRIGAZIONE: sempre necessaria subito dopo il trapianto, deve essere ripetuta più volte durante il ciclo colturale interrompendola in corrispondenza della raccolta in modo da avere frutti più saporiti.

SCERBATURE e SARCHIATURE: si rendono necessarie per arieggiare il terreno e mantenerlo libero da malerbe. Possono essere effettuate a macchina soltanto nel primo periodo colturale, mentre in epoca successiva, quando le piante sono più sviluppate, si dovrà intervenire a mano per non danneggiarle.

ALTRE OPERAZIONI COLTURALI: nel caso della sernina diretta sia in semenzaio che a dimora, quando le piante hanno 2-3 foglie vere si procede al díradarnento lasciandole alla distanza voluta. La stessa operazione, sebbene ad uno stadio vegetativo più contenuto (1-2 foglie vere), si esegue anche nel caso si sia seminato in vasetto con più di un seme.

COLTURA PROTETTA: si attua in serra fredda o riscaldata per le produ- zioni fuori stagione (colture forzate), oppure sotto tunnel di varia fonna e di mensione, saltuariamente dotati di impianto di riscaldamento, per produzioni anticipate o posticipate, oppure con mezzi meno efficaci quali campane, cappucci di plastica, frangiventi, particolari sistemazioni del terreno, ecc.

La semina effettuata alle epoche sopra ricordate si pratica in vasetti posti in un letto caldo contenenti una sola pianta oppure anche direttamente a dimora nel caso delle colture posticipate. Quasi sempre per questa coltura le piante vengono cimate sopra la seconda foglia quando sono presenti 4 foglie vere. I due germogli che si sviluppano all'ascella delle prime due foglie vengono a loro volta cimati dopo 2-3 foglie come pure i successivi.

Un'ultima cimatura ad 1-2 foglie sopra il frutto può essere vantaggiosa per consentire un migliore ingrossamento dello stesso. Si ritiene opportuno ricordare però che non sempre con le ripetute cimature si raggiungono risultati positivi. Numerose ricerche hanno infatti evidenziato che alcuni ibridi o cultivar non traggono alcun vantaggio dalla cimatura, né sotto il profilo della precocità , né della quantità di frutti. Pertanto è opportuno conoscere le caratteristiche biologiche del tipo coltivato prima di gravare la coltura di spese inutili.

Per questa specie orticola, al fine di facilitare l'allegagione, è opportuno intervenire sui fiori o manualmente, o introducendo negli apprestamenti protettivi delle famiglie di api, o con trattamenti ormonali.

RACCOLTA: avviene scalarmente mano a mano che il peduncolo inizia a screpolarsi, la buccia dei frutti cambia di colore assumendo quello tipico della varietà ed emana profumo caratteristico più o meno intenso. I meloni da esportazione e quelli invernali si possono raccogliere alcuni giorni (2-4) prima che manifestino i caratteri ricordati. L'epoca di raccolta varia con il tipo di coltura., inizia in marzo-aprile con le colture forzate, maggio-giugno in quelle anticipate, luglio in pieno campo, settembre nelle colture ritardate e perdura per circa 2 mesi in condizioni normali.

PRODUZIONE: subisce variazioni consistenti per effetto delle cuitivar e dei tipo di coltura. In generale si raggiungono. 200-400 e 500-700 q per ettaro di bacche rispettivamente in pieno campo e in coltura protetta.

CONSERVAZIONE: il prodotto maturo può essere conservato per alcuni giorni in frigorifero a 7-10 °'C ed U.R. 90-95 %. I meloni invernali si conservano per 2-3 mesi disposti su cartoni ondulati in locali ventilati e freschi o in frigorifero a 3-5 °C ed U.R. 80-85 %.

AVVERSITA': Crittogame: peronospora (Pseudoperonospora cubensis) attac- ca foglie ed a volte anche frutti, ticchiolatura dei frutti (Cladosporium cucu- merinum), antracnosi (Colletotrichum lagenarium), fusariosi o trachecmicosi (Fusarium oxysporum), marciurni del pedale o radicale (Fusarium sala), Py- thium, Thielaviopsis, Rhizoctonia, Selerotinia), oidio (Erysiphe cichoracearum) che colpisce fusti, foglie, fiori e frutti.

Insetti. larve di maggiolino (Melolontha melolontha), grillotalpa (Gryllotalpa gryllotalpa), coccinella del melone (Epilachna chrysomelina), oltre ad elateridi, nottue, tipula, afidi, ecc.

Nematodi terricoli. Altri: acari, lumache, Iiinacce, topi, ecc.

Il melone è un frutto ricco di zucheri, vitamina A, B e C ed acqua.

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